Una risposta ce la dà Luca De Biase sul suo blog, mostrando un grafico tratto da State of the blogosphere 2008
Un grafico tratto da State of the blogosphere 2008 mostra le principali motivazioni dei blogger. Appare evidente che la prima dinamica è legata alla dimensione del passaparola nella cerchia dell'espressione e della connessione personale. Mentre il legame con le altre dimensioni della vita sociale, l'economia personale o il sistema mediatico nel suo complesso, sono chiaramente in secondo piano. (via Luca De Biase)
Bella no?
(via techcrunch | Luca De Biase)
Dario @ 0.34 | categoria: blogosfera | plink
Una parte della blogosfera, quella parte che spesso dice cose interessantissime ma che troppo spesso tende ad autoidentificarsi con troppa facilità con la blogosfera tutta, sta in questi giorni celebrando il proprio funerale:
Se la Blogfest è stata la grande festa della blogosfera italiana, allora questa cosa - la blogosfera - è oramai diventata un fenomeno poco interessante e per nulla significativo.
La blogosfera italiana, non esiste più - ammesso che sia mai esistita. Molte delle dinamiche nuove che i blogger promettevano, molti degli elementi che li rendevano sostanzialmente diversi dai giornalisti (e qui mi interessa in particolare questo punto, non i blog-diario o altri fenomeni non legati all'info-comunicazione), non ci sono più. I blogger italiani non sono diventati giornalisti nuovi, ma i nuovi giornalisti. (Marco Mazzei)
Le persone cambiano, mutano interessi, talvolta si dedicano ad altro. Qualche sera fa parlavo con Giuseppe Granieri la cui attivita' di blogger e' andata ampiamente riducendosi in questi anni. Nel suo entusiasmo di cui mi diceva per le cose nuove che si possono fare "altrove in rete" io vedo solo segnali positivi, ben diversi dalla descrizione della Caporetto attualmente in corso. E come lui credo tanti altri, interessati piu' alla sostanza dell'ambiente digitale in cui si trovano che non alle sue convenzioni. (LA NICCHIA DELLA NICCHIA DELLA NICCHIA... - Manteblog)
Di ubiquity ne ho già parlato. Aggiungo che l'ho istallato ed è bellissimo.
Lo uso, ma lo userò molto di più adesso che ckiikc ha modificato uno dei file di configurazione per localizzarlo in italiano!
La versione rilasciata è in inglese, così mi sono messo un po sotto e ne ho fatta una versione localizzata in italiano. In questa versione non solo molte delle frasi di comunicazione sono state tradotte, ma anche i motori di ricerca e i traduttori rispondono automaticamente in italiano. Così, se provate a tradurre un testo in linea senza specificare la lingua di destinazione, la traduzione sarà automaticamente in italiano.
L'unico problema, forse, sarà che, al momento di un aggiornamento, il file verrà sovrascritto. Ma questa ovviamente è solo una soluzione temporanea in attesa di una loro localizzazione multilinguaggio.
Bello questo pezzo di Simone Tornabene sulle possibili future strategie di Google Chrome.
Da leggere tutto.
Chrome ha colpito, non troppo duramente ma ha colpito: in questi mesi l'abitudine al nuovo Firefox fra gli utenti non è ancora consolidata. E' un buon momento per piazzare l'invito all'esplorazione di un nuovo browser. Ma ha ragione Mozilla: a Google non interessa competere con FireFox, ma eliminare IE. E allora cosa c'é di meglio di giocare in due contro uno? Sa molto di seconda guerra mondiale: un forte giocatore fresco che entra in partita quando chi vince è mentalmente stanco e con poche idee, gli equilibri ne risultano necessarimente mutati.
E dopo? Chrome crescerà presto e senza problemi, ma difficilmente prenderà molto spazio a Firefox, che ha un forte valore aggiunto nei suoi plugins. Sicuramente però sottrarrà significative quote a Internet Explorer, essendo più veloce e funzionale oltre che attraente. Una volta ridotto in misera IE con l'aiuto di Firefox, che nei prossimi due anni prenderà come minimo un altro 10% di mercato (ma andando proprio male), Chrome sarà in massimo 4 anni il browser più usato. Se Firefox si è preso il 20% del mercato in 4 anni, Chrome si stima possa fare lo stesso in 2. Vuol dire che fra 3 anni IE potrebbe essere la minoranza di un mercato, controllato da Firefox e Chrome. E a quel punto, per diventare primo assoluto a Chrome basterà non rinnovare (o ridurre) i finanziamenti per Firefox (nel 2006 l'85% dei soldi di Mozilla, ricordiamolo), oppure più realisticamente dettare comunque gli standard del web che verrà, controllando di fatto lo sviluppo dei due maggiori browsers.
Dario Salvelli ha scritto su Chrome un post completo e condivisibile, quindi vi rimando al suo blog per uno sguardo generale.
Io qui aggiungo alcune considerazioni personali.
1. Il G-browser non cerca di istallarsi come browser predefinito, c'è il settaggio tra le opzioni ma di default non lo fa e neppure te lo chiede. È un dettaglio ma lo trovo rispettoso.
2. È davvero veloce, più di FF3 che era già molto performante. E ad un primo sguardo sembra anche un po' meno esoso in termini di risorse.
3. La barra degli indirizzi funziona da barra di ricerca, presentando man mano che si scrive i risultati di google: carino ma ho il dubbio che i primi ad apparire siano collegamenti sponsorizzati... In ogni caso la barra di FF3 mi pare più bella e utile.
4. Devo dire però, che allo stato attuale non vedo nulla che mi faccia gridare alla rivoluzione (cosa che per esempio fa Repubblica.it). Probabilmente si deve dare il tempo al programma di migliorarsi e soprattutto al web di evolversi verso nuove soluzioni.
Per adesso è un buon browser, molto veloce e stabile, ma non tanto da farmi abbandonare Firefox.
Dario @ 22.49 | categoria: blogosfera | plink
Dopo Ubiquity di Mozilla, la novità del giorno è l'annuncio dell'arrivo sul mercato di un nuovo browser realizzato da Google: Google Chrome. Google illustra le novità del progetto attraverso un fumetto di Scott McCloud (al solito quelli di google non mancano di originalità!).
Chrome è un browser opensource, che pare inglobare le più recenti novità dei browser migliori (Firefox tra tutti) ma sembra puntare a cambiare l'idea stessa di browser andando verso una "piattaforma per pagine web e applicazioni". La cosa più interessante dal punto di vista tecnico sembra essere il fatto che le tab di navigazione siano gestite in processi separati, questo dovrebbe rendere il G-browser più veloce dei concorrenti.
Tra i tanti che ne parlano, il post di Luca De Biase è probabilmente il più interessante e ficcante:
Si direbbe che la strategia di Google vada direttamente al punto: fare della coppia "browser - applicazioni online" il sostituto completo della coppia "Windows - Office" di Microsoft e consentire agli utenti e ai programmatori di sviluppare pensando al nuovo ambiente come a una realtà molto importante. Il nuovo scenario partirà in sordina. Come sempre fa Google. E d'altra parte, il nuovo browser funzionerà dapprima solo su sistema operativo Windows. Quindi, Google pensa che per molto tempo ancora dovrà svilupparsi in un mondo ancora dominato dalla Microsoft.
La costruzione di alternative più radicali - e meno strategicamente attente, perché meno determinate dalle esigenze della finanza - può venire dai Mozilla Labs. Oppure dal possibile nuovo browser a tre dimensioni che può nascere dalle esperienze di Second Life.
La strategia di Google emergerà nel tempo. Il nuovo browser comincerà piano piano, diffondendosi inizialmente tra coloro che vogliono qualcosa di bello, essenziale e veloce. Ma che in qualche modo lo scoprono da soli. Poi il passaparola e l'accesso alle funzionalità delle applicazioni messe già online da Google, come la mail e i documenti, moltiplicheranno gli utenti. Ma quando il mondo si sveglierà con 200 milioni di utenti del nuovo browser di Google e gli sviluppatori avranno quindi creato programmi che funzionano su quella "piattaforma", per la Microsoft saranno davvero problemi.
Le conseguenze di questi cambiamenti non sono facilmente prevedibili. L'informatica sarà pagata dalla pubblicità. La privacy sarà parte del pagamento. E la finanza farà sentire le sue esigenze sul management di Google. Fino a che l'azienda sarà gestita dalla mentalità da ricercatori e matematici che finora ha condotto Google, la strategia sarà quella di costruire un robot alla Asimof, che non fa male all'uomo. Dovesse cambiare sarebbero guai. Ma il bello di questa situazione è che il semi-monopolio di Google non è - per ora - basato su una forma di potere, ma su una vera capacità innovativa: e quindi altri, migliori, possono sempre emergere.