Interessante riflessione di Sergio Maistrello a margine del fatto che Bill Gates abbia chiuso il suo profilo su FB.
Sei una star? Fai il pieno di contatti? Bravo, non ti serve a nulla. Anzi, ti fa perdere qualcosa. Sei buono solo per far titoli sul giornale, per far la gara con Oprah e Ashton Kutcher. Ed è un problema, chiaro: ma non per i comuni mortali, che in barba alla compassione dei media stanno mettendo a frutto le loro insignificanti reti; quanto per le star, che rischiano di restar confinate nella loro realtà virtuale. Le relazioni mediate dalla rete premiano la normalità, il basso profilo, la quotidianità, i pochi ma buoni. Strano che ci si stia mettendo così tanto a comprenderlo. (via Sergio Maistrello)
Dario @ 17:35 | plink | categoria: logiche e cultura web | commenti (0)
Il sabotaggio del tentativo di Citizen Journalism del Corriere della sera durante il reportage del terremoto dell'Abbruzzo mi è sembrato quanto meno fuori luogo.
E poi, sarà anche vero che il Corriere fa citizen journalism solo quando vuole, ma non è possibile lamentarsi di quanto poco aperti al web siano i giornali italiani e poi boicottare loro tentativi di apertura.
Per il resto quoto Mantellini:
Non vedo grandi ragioni per incoraggiare un utilizzo commerciale dei contributi dei cittadini, che è quello che i media fanno con larghezza in questi tragici frangenti. Credo che i cittadini possano imparare ad aggregare i loro contributi altrove, taggando foto su flickr, creando strumenti di partecipazione fuori dalle dinamiche editoriali in mille modi e maniere. In rete per chi vuole farlo c'è modo di darsi da fare da soli.
Contemporaneamente credo che non ci sia nulla di male nel mandare una foto al corriere.it (...) e che le motivazioni del gesto rivoluzionario di prendere per il naso la casta dei giornalisti sia semplicemente una cosa flebile e scema. Giocata per di più sul dolore di tante persone.
Dario @ 2:16 | plink | categoria: logiche e cultura web | commenti (0)
"Spinoza è rinato all'indomani delle elezioni 2008, quel giorno il mio post fu ripreso da molti siti quale metafora dell'esito, portandoci molti lettori e spingendomi ad andare avanti con l'aiuto di Mauro Gasparini e Gianluca Chiappini, fino alle centinaia che oggi concorrono a definire questo esperimento 'social satira'".
Chiunque passi da Spinoza può inviare battute, da qualche giorno è in funzione anche un laboratorio per argomenti, nel quale i visitatori partecipano con commenti e integrazioni: "Su duecento freddure, non è difficile trovarne una dozzina di veramente valide", chiosa Andreoli. (dall'Unita.it)
Dario @ 13:59 | plink | categoria: logiche e cultura web | commenti (0)
Se lo chiede Sandrone Dazieri, sul suo blog:
Non riesco a far funzionare il social network come vorrei e comincio a chiedermi se sia un simpatico imbroglio. A cominciare da Facebook.[...] E il "come vorrei" significa che il social network, oltre a a farmi chiacchierare con estranei e lontani conoscenti [...], mi aiuti nella mia professione. Che è quella di far circolare contenuti, a volte di intrattenimento puro, a volte seri, per lo più una sorta di commistione.
Ora, veniamo al caso in questione.
Su Facebook ho circa 650 amici [...]. Oltre ai suddetti amici, mi pregio di avere un fan club (!!) a me intitolato che contiene circa duecento membri (che è poco rispetto a Saviano, ma meglio di quanto mi aspettassi). Sempre per chiarire meglio la base di partenza, specifico che di questi 650 amici circa, solo di venti ho chiesto io l'amicizia, e tutti gli altri mi hanno cercato perché mi conoscevano di nome o conoscevano i miei libri, e che ho scartato al sessanta per cento gli inviti generici non motivati, soprattutto quelli di anonimi che si firmano Mazzulator o Turbominkia, e di imprese commerciali (librerie escluse, per ovvi motivi). Quindi, come scrittore, i miei amici di Facebook sono esattamente le persone cui vorrei parlare della mia attività e dalle quali vorrei ricevere feedback su di essa. Concludo dicendo che i post che metto su questo blog vengono replicati in automatico nella mia bacheca di Facebook permettendo eventuali commenti, e che faccio numerosi post di aggiornamento. Quello che mi aspetto, quindi, è che queste persone, che si sono dichiarate interessate alla mia attività, per un verso o per l'altro, la supportino in un modo che vada al di là di generici complimenti e felicitazioni.
Ma, indovinate un po', questo non accade mai.
Dario @ 17:56 | plink | categoria: logiche e cultura web | commenti (0)
Non posso non segnalare Sergio Maistrello, che racconta quanto le istituzioni e la PA siano lontani dall'aver capito cosa sia il Web:
Nel corso dei due convegni [...] ho sentito [...] dire che questa cosa delle relazioni in Rete potrà anche essere affascinante, ma che è bene rimanere alle relazioni in carne e ossa, che tutta questa virtualità della Rete non è cosa. Poi un consulente di sistemi informativi per la pubblica amministrazione affermare che è essenziale dividere Internet in due, una parte lasciata a disposizione della libera e prorompente creatività delle persone, ma l'altra necessariamente riservata alle informazioni certificate, affidabili, garantite, se no sono guai. La conclusione che ne traggo la prendo a prestito da Luca De Biase:
Ho l'impressione che la consapevolezza di questo rovesciamento delle gerarchie nella circolazione delle idee sia una sorta di nuovo digital divide culturale: c'è un'enormità di persone, ai vertici delle vecchie gerarchie, che non hanno ancora compreso la nuova dinamica e che la ritengono una questione di poco conto.
Dario @ 17:19 | plink | categoria: logiche e cultura web | commenti (0)
Dopo l'esempio positivo della Lenovo, l'esempio negativo della Rai.
Deluise, il giornalista che gestisce il blog, scrive:
Mi ero ripromesso mi mantenere con i visitatori del blog una comunicazione quotidiana, ma vi garantisco che il solo leggere la maggior parte dei vostri messaggi mi ha tolto ogni tipo entusiasmo nei confronti di questo spazio.
[...]
Quindi vi saluto e mi astengo definitivamente da qualsiasi ulteriore post. So bene che anche questo sarà per alcuni ulteriore motivo di polemica, ma in tutta franchezza ho impegni più seri e importanti ad assolvere.
Se sai gestire un blog, non succede. è un lavoro, non un passatempo. la colpa, come per le telefonate in onda, non è mai di chi scrive o telefona. se commenti e telefonate fanno schifo, c'è stata una cattiva comunicazione a monte. e prendersela con chi chiama o scrive è penoso, imbarazzante. da incompetenti del mezzo.
Dario @ 12:34 | plink | categoria: logiche e cultura web | commenti (0)
Molto interessante lo studio del Pew Institute che scopro grazie all'impagabile Luisa Carrada:
I ragazzi (statunitensi) pare non considerino "vera scrittura" quella di email, chat, sms e instant messaging. Lì si sentono autorizzati alla velocità e alla sciatteria, mentre annettono una grande importanza alle capacità di espressione scritta che acquisiscono e applicano a scuola, perché sono convinti li aiuteranno nella riuscita personale e professionale.
Dario @ 17:00 | plink | categoria: logiche e cultura web | commenti (0)
Negli USA cominciano le nuove season delle serie televisive "estive".
Tra le altre la CBS ha trasmesso il pilot di Swingtown, una serie ambientata negli anni 70, tra musica, droghe e libertà sessuale.
La cosa interessante non è la serie in sé (il pilot tra l'altro non mi ha impressionato) ma il fatto che la CBS pare aver capito come sfruttare le potenzialità del web.
La bella colonna sonora del serial è possibile ascoltarla su LASTfm, dove, in una pagina appositamente dedicata è possibile trovare la playlist delle canzoni.
Bella idea!
Dario @ 0:19 | plink | categoria: logiche e cultura web | commenti (0)
La Forrester Reserch ha elaborato un tool che ha classificato la popolazione del Web in base al loro livello di partecipazione.
Abbiamo quindi il gruppo:
dei "creators", coloro che pubblicano blog, pagine web personali, contenuti video o audio, scrivono aricoli e li postano online; i "critics", gli utenti che commentano, votano o contrinbuiscono a discussioni oline; i "collectors", gli utilizzatori dei Feed RSS, quelli che etichettano pagine e immagini e collezionano contenuti, insomma; vi sono poi i "joiners", coloro che mantengono un proprio profilo su siti di social networking, nonché quanti sono soliti visitare le pagine degli altri utenti all'interno degli spazi social; quindi gli "spectators", i lettori dei forum, delle pagine di recensione di prodotti o servizi, dei blog, quelli che guardano i video degli altri utenti e ascoltano i podcast; e infine gli "inactives", gli utenti inattivi che invece non fanno niente di tutto ciò. (via MediaBlog/Corsera)
Dario @ 15:47 | plink | categoria: logiche e cultura web | commenti (0)
(15 People Who Changed the Internet)
- Larry Page and Sergey Brin (Google Inc.)
- Sir Tim Berners-Lee (Created World Wide Web)
- Mark Zuckerberg (Facebook)
- Shawn Fanning (Napster, Rupture)
- Kevin Rose (Digg)
- Matt Mullenweg (WordPress)
- Bram Cohen (BitTorrent)
- Pierre Omidyar (eBay)
- Mike Morhaime (Blizzard Entertainment - World of Warcraft)
- Jimmy Wales (Wikipedia)
- Craig Newmark (Craigslist)
- Chad Hurley and Steve Chen (YouTube)
- David Filo and Jerry Yang (Yahoo! Inc)
- Jack Ma (Alibaba)
- Jeff Preston Bezos (Amazon)
Dario @ 4:36 | plink | categoria: logiche e cultura web | commenti (0)